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giovedì 13 giugno 2013

I cani lo sanno – Si sorride, si ride e ci si commuove…tutto in 149 pagine



Cari amici,

ho appena finito di leggere questo libro: “I cani lo sanno. Elogio dello sguardo rasoterra” di Andrea Scanzi.

Dico subito che...chi ha un cane o ne ha avuto almeno uno deve assolutamente leggerlo. Ne vale la pena, ve lo assicuro!

Se devo essere sincera, fino a poco tempo fa, non conoscevo Andrea Scanzi, poi l’ho visto durante una puntata di "Otto e mezzo" in cui era ospite anche la Biancofiore (meglio evitare commenti su di lei altrimenti divento cattiva e vado fuori tema). Incuriosita dalla sua persona (di Scanzi, intendo) ho deciso di visitare il blog di cui è autore e sono venuta così a conoscenza di questo libro.
Per prima cosa vedendo l’immagine di copertina ho detto: “accidenti, ma questa è Kimba”, devo chiedere i diritti per la foto :-). Poi, visto l’argomento, ho deciso che dovevo assolutamente leggerlo. Così è stato: comprato e divorato!

Amici dei nostri amici a 4 zampe, ripeto, leggetelo! Perché?
Perché mette di buon umore, fa sorridere (anzi proprio ridere!) e in alcuni momenti commuovere.

Mi è piaciuto tutto ma in particolare alcuni capitoli come:

Lecco, dunque sono – Kimba è dispensatrice di leccate!
Pongo sotto le zampe – perfettamente d’accordo con l’autore per quanto riguarda l'odore dei cani. Chi dice che puzzano non capisce niente o semplicemente dà al suo cane di tutto un po' al posto di quello che dovrebbero mangiare.
Ci guardano – l’episodio dell’abbordaggio riportato a pagina 78 mi ha strappato una sonora risata, ma non è stata l’unica del libro
Mi guardano – Ne so qualcosa anch’io. A volte mi sento quasi in imbarazzo :-)
Tutto il peso dei tuoi sbagli – Forse perché ho perso da poco la mia Briciola ma, accidenti, qui le lacrime sono proprio scese di brutto!

E’ solo un assaggio di questo piccolo ma intenso libro sui nostri fedeli amici a 4 zampe. Il resto tocca a voi scoprirlo.


Cri

giovedì 2 maggio 2013

La storia di Elsa Morante


Un' amica di vecchia data ieri mi ha fatto notare che il blog era fermo da un bel po'. Logicamente ne ero consapevole anche prima di sentirmelo dire ma pensare che qualcuno era più volte passato di qui per leggermi trovando solo post "datati" (se non un breve pensiero del 24 marzo) mi ha fatto piacere e, contemporaneamente, stimolato a tornare a scrivere. 

Lo faccio parlandovi di un libro concluso alcuni mesi fa: La storia di Elsa Morante.

Molti di voi lo avranno letto alle superiori o comunque molto prima di me, io invece ho incontrato questo capolavoro solo lo scorso anno.




Ambientato nella Roma della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra, vengono descritti gli eventi di quegli anni vissuti con gli occhi dei protagonisti che, tra stenti, disperazione e dolore, vivono un'esperienza che nessuno mai dovrebbe provare.




Che dire?

Parto dalle poche note negative. Ho trovato il testo troppo lungo e dispersivo in alcune parti, mi riferisco soprattutto agli ultimi anni, il 1946 e ’47. Talvolta, qui, ho fatto fatica ad andare avanti, cosa che nei precedenti capitoli non mi era successo ma per il resto mi ha veramente appassionato.

Altre volte mi sono emozionata leggendo un libro ma mai, proprio mai, mi è capitato di dovermi fermare perché le lacrime scendevano così tanto da non permettermi di continuare. E’ quello che mi è successo negli ultimi attimi, quando Ida torna a casa.

Ho trovato unico il modo di descrivere della Morante, la sua capacità di farmi percepire, di farmi vivere emozioni, pensieri, paure, angosce dei protagonisti. 

Ida, Useppe e Bella ….tre personaggi che ho sentito, vissuto e amato.




"Non potranno mai più separarci, in questo mondo"



Cri

sabato 9 giugno 2012

Il prigioniero del cielo - ti lascia in sospeso e un po’ deluso



Terminato di leggere un paio di settimane fa, ho preferito aspettare un po’ per scrivere le mie impressioni. Non credo che smetterà mai di piacermi il modo di scrivere di Zafón, che mi ha portato a leggere tutte le sue opere, anche quelle per un pubblico più giovane, ma avevo grandi aspettative da questa nuova uscita e purtroppo non posso dire di esserne entusiasta, anzi!
L’ho letto rapidamente, contenta di rincontrare Daniel e la sua libreria; la storia mi ha coinvolto e sono passata velocemente da un capitolo all’altro senza farmi distrarre da niente e nessuno ma…. l’ho vissuto solo come un libro di passaggio che collega i precedenti al prossimo e dove l’autore fornisce informazioni dettagliate sul passato dei protagonisti (soprattutto su Fermin) e getta le basi per l’opera successiva. Non mi piace terminare un libro e avere la sensazione che non sia finito. Non ho avuto questa sensazione con “L’ombra del vento” e con “Il gioco dell’angelo”; li ho letti, assaporati, divorati, mi sono immersa nel mondo dei protagonisti, ho percorso insieme a loro le strade di Barcellona, di luoghi oscuri e misteriosi….mi sono emozionata. Ricordo che mentre leggevo le ultime righe di queste sue opere ero dispiaciuta, dispiaciuta del fatto che la sera successiva non avrei avuto l’opportunità di leggere ancora Zafón ma in “Il prigioniero del cielo”, praticamente, c’è scritto: “…to be continued” e questo mi ha, diciamo, "irritato" Se voglio questo mi guardo una soap opera. Peccato!

Termino con una domanda all’autore che, logicamente, rimarrà senza risposta: “Non poteva evitare di scrivere un libro di passaggio e unire questo al prossimo? I capitoli sono brevissimi, caratteri e interlinea giganti…. Se non aveva sufficiente materiale per una storia completa, io (e credo molti dei suoi lettori) avrei aspettato volentieri per non rimanere delusa da uno dei miei scrittori preferiti. 

Cri

giovedì 22 marzo 2012

Le luci di settembre - Coinvolge senza appassionare né emozionare


Ho finito questo libro di Carlos Ruiz Zafón da pochi giorni. Leggendo la trama e sapendo che é stato scritto soprattutto per giovani lettori, non mi aspettavo le emozioni e il coinvolgimento che ho provato per "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" che considero i suoi capolavori. Premesso questo, posso solo dire che l'ho letto abbastanza rapidamente; il libro scorre e in parte coinvolge, nel senso che, appena finito un capitolo, ero incuriosita ad andare avanti con il successivo ma non sono riuscita ad appassionarmi più di tanto alla storia (troppo fantasiosa) né ai personaggi.
Continua a piacermi il modo di scrivere di questo autore, la capacità di descrivere i dettagli senza mai annoiare, quel velo di malinconia che accompagna i suoi scritti, la nostalgia per un passato che non puó più tornare...ma continuo anche a leggere le sue opere (Marina, Il palazzo della mezzanotte) sperando di rivivere le emozioni provate con i suoi capolavori e questo, puntualmente (ahimé), non accade.

Cosa posso aggiungere? Aspetto di leggere "Il prigioniero del cielo" sperando di ritrovare il Carlos Ruiz Zafón che ho amato con L'ombra del vento.


Cri

domenica 15 gennaio 2012

Prato....storia della mia gente


Tempo fa ho letto "Storia della mia gente" di Edoardo Nesi. Che dire?

Una grande malinconia per la mia città, per una Prato che non esiste più se non nei ricordi dei suoi abitanti meno giovani, nei ricordi della mia gente..... Una città duramente colpita nell'anima del lavoro che l'ha resa famosa, nel cuore del tessile. Ho visto grandi e piccole aziende crollare, sotto il peso della globalizzazione dei mercati e della concorrenza cinese, ho visto amici chiudere per sempre la loro piccola impresa, i telai dietro casa, dove per anni avevano lavorato con tanto impegno e fatica, giorno dopo giorno, dal mattino presto fino a tarda sera....senza orari..... Si perche i Pratesi avranno anche i loro difetti (come tutti!) ma sono sicuramente dei lavoratori instancabili.


Il modo di scrivere di Nesi non mi é piaciuto molto, l'ho trovoto decisamente poco scorrevole (meno male il libro é solamente di 161 pagine!) e molto autoreferenziato......più che intitolarlo "storia della mia gente" sarebbe stato piú corretto il titolo "storia della mia azienda". Tuttavia mi ha fatto riflettere, ancora una volta, su quanto sia cambiata la mia città, lasciandomi una grande malinconia

Ho una grande nostalgia per il suono dei telai che hanno accompagnato i miei anni di bambina e adolescente e, ancor oggi, quando torno a Prato e percorro le strade della mia infanzia, ricordo quei giorni, quelle piccole aziende che adesso hanno lasciato il posto a nuovi appartamenti o a mega stanzoni dove lavorano decine e decine di cinesi, uomini donne e bambini...... Penso a quello mondo così perfetto ai miei occhi di allora (sicuramente anche se non perfetto migliore di quello di adesso) e inevitabilmente mi commuovo.

Vi lascio con due frasi del libro di Nesi che mi sono particolarmente piaciute:

"il rumore della tessitura non si ferma mai, ed é il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninnananna.
"questa é la mia gente. La mia gente che in tutta la vita non ha fatto altro che lavorare"


Che bella la mia città, che bella la mia gente!!! ( questa é mia!!!)

Cri